La poderosa macchina produttiva de Le Cose

Tutti i fan de Le Cose si chiedono quale sia il segreto che si cela dietro il loro incredibile successo. Sarebbe facile rispondere con motivazioni fumose e para-mistiche, parlando di concetti quali ‘talento’, ‘ispirazione’, ‘creatività’, ‘improvvisazione’, ma ciò implicherebbe solo un forte allontanamento dalla realtà, e i nostri fan meritano molto di più. Nessuno dei suddetti concetti ha nulla a che vedere con Le Cose, perché ne Le Cose nulla è lasciato al caso. Tutto è frutto di una programmazione ingegneristica dalla perfezione millimetrica. Ogni singola nota è il prodotto di un processo brevettato, che finalmente vi sarà svelato.

Fase I

1. Il Principio Primo

Tutto ha inizio in un angusto e umido sotterraneo, sito in un luogo imprecisato nel sottosuolo del quartiere Prati, a Roma. Qui vive e lavora una figura che per comodità chiameremo il Principio Primo (anche se questo nome è ovviamente completamente sviante). Il Principio Primo, quasi completamente cieco, passa le sue giornate accarezzando riviste di arredamenti d’interni, perché ha trascorso la sua infanzia nel salone di bellezza di proprietà dello zio. Ogni due giorni posa la pila di riviste che ha finito di carezzare su un tavolino.

2. Il Tavolino

Il tavolino è posato su una bilancia industriale da pavimento, della portata di 3000 kg. Alla bilancia è collegato un sensore ottico: quando il pianale scende sotto i 35 cm di distanza dalla base, scatta la fotocellula, che attiva un allarme, situato in una casa di Ixelles, in provincia di Buxelles. Qui, tendenzialmente interrompe il costante torpore di Karl, il direttore del Dipartimento Agrario.

3. Il Dipartimento Agrario

Karl ha un compito fondamentale nell’economia globale del processo: il suo inevitabile sbadiglio infatti viene intercettato da un trasduttore capacitivo di umidità. In base ai risultati, viene definito l’esatto livello di idratazione di Karl, che dà agio a due possibili opzioni:

a) basso livello di idratazione: viene sbloccata la porta del frigorifero, permettendo l’accesso ad una bottiglia formato gigante di birra Lambic, il che porta inevitabilmente ad un

b) alto livello di idratazione: viene sbloccata la porta della latrina dipartimentale.

Prima o poi, l’urina di Karl finirà dunque nella latrina, dove verrà raccolta per fertilizzare i tetti verdi di Amsterdam. In cambio, la Green Urine s.r.l staccherà un assegno semestrale, che Karl, come da accordi pregressi girerà, dopo averne detratto il 10% come compenso, su un conto della Fisrt American International Bank intestata al ragionier Antonio Cardiello.

4. Il Reparto Ragioneria

Il rag. Cardiello è un uomo abitudinario; la sua passione sono le capre e, grazie al finanziamento proveniente dal Belgio, porta avanti un piccolo allevamento privato, che fornisce ovini da compagnia per l’alta borghesia bresciana. Il suo più importante cliente è la sig.na Bertola, che abita nell’appartamento situato al piano superiore di Alberto Tosi, da tutti soprannominato Malégn, che odia profondamente le capre. Ogni volta che la sig.na Bertola porta una nuova capra in casa, il Malégn dà di matto. Questo fa sì che uno dei vicini a turno contatti la madre, che puntualmente, dopo mezz’ora, giunge con una scatola di Nembutal compresse acquistata nella farmacia all’angolo.

5. Il Reparto Medico

La farmacia “Zadei” ordina sempre e solo una scatola di Nembutal per volta, perché la sig.na Bertola non acquista più di una capra a trimestre (si tratta del tempo medio che una capra ci mette a morire se alimentata quotidianamente a casonsei), Gli ordini della farmacia “Zadei” sono costantemente monitorati dal Dipartimento di Monitoraggio.

6. Il Dipartimento di Monitoraggio

Il Dipartimento di Monitoraggio ha numerosi compiti, esemplificati dal seguente schema:

Se ne desume che il compito principale del Dipartimento è legato alla produzione di stimolanti nutraceutici, utili a contrastare l’effetto del Nembutal. Questo perché le urla del Malégn hanno il ruolo essenziale di disturbare il riposino pomeridiano della zia di Dario Marelli.

7. La zia di Marelli

Ogni primo lunedì del mese, la zia di Marelli chiama il nipote, disperso nella tentacolare capitale, per farlo sentire in colpa per le sue dubbie scelte professionali. Quando viene svegliata dal Malégn si aggiunge la fatidica “chiamata fuori programma”, in cui la suddetta zia tenta di convincere Marelli a far fuori la causa dei suoi mali. La telefonata non può concludersi se il suddetto Marelli non formula la solenne promessa di contattare un sicario, possibilmente originario della Brianza.

8. Il sicario

Marelli, disperato, telefona a Mercalli per avere un consiglio, ingenerando praticamente in modo automatico la bozza di un nuovo pezzo de Le Cose, che allo stadio attuale suona più o meno così:
Questo pone fine alla prima fase del processo.

Fase II

9. La musica interiore

A questo punto Mercalli prenota uno studio di registrazione, normalmente il Mercy Sound di New York, per produrre un demo (esempio di demo prodotto da Mercalli ai Mercy Sound Sudios – NYC).

Una volta completato, viene stampato su un disco in peltro e spedito al Reparto Sviluppo.

10. Il Reparto Sviluppo

Si tratta di una équipe di circa 150 persone, pagate complessivamente 1,50€ al minuto per sviluppare le idee di Mercalli. Normalmente lavorano fino all’esaurimento del budget, quindi per una media di tre minuti al mese.
Dopo il loro intervento, il demo riveduto e corretto senza però snaturare l’idea iniziale, viene inviato per una prima valutazione agli altri membri de Le Cose
(esempio di brano prodotto dal Reparto Sviluppo).

11. Il primo step di valutazione

La filiera prevede che il nuovo demo venga inviato innanzitutto al Barone, il quale regolarmente lo cestina. Non ricevendo alcuna risposta, il Reparto Sviluppo contatta Bardot, che però mima la segreteria telefonica. La prassi prevede quindi l’invio di un messaggino a Don Ringo, che però è al lavoro e non può rispondere (c’è scritto nel suo stato).
A quel punto viene inviato un fattorino con un pacchetto vuoto destinato a Marelli; è solo un proforma, tutti sanno che Marelli non apre mai i pacchetti. L’ultimo passaggio prevede un fonogramma inviato al cane di Mercalli: se abbaia una volta il demo è respinto, e si torna alla prima fase. Se abbaia due volte il demo è approvato. Il cane di Mercalli è afono. Però è un rompicoglioni e normalmente è capace di indurre Mercalli ad abbaiare al suo posto. Se Mercalli abbaia due volte, si può procedere con la terza fase.

Fase III

12. Il pranzo di Natale

A questo punto è arrivato il Natale. Di prassi però nessun membro de Le Cose festeggia il Natale. Per questo si passa direttamente a

13. La cena di Fine Anno

È un momento alquanto triste, che prevede a volte l’accensione di patetici mortaretti di contrabbando. D’altronde rappresenta il primo momento, dall’avvio del processo, in cui i Membri del gruppo s’incontrano tutti assieme. Questo porta al proliferare di discussioni inutili e inconcludenti. La mattina dopo, regolarmente, il cane decide di telefonare ad Antonio il social manager, provocando un profluvio di bestemmie, terminate le quali Mercalli viene costretto ad abbaiare per un numero imprecisato di volte. Se il numero di latrati è corretto (ogni anno è una scommessa), si attiva nel cervello di Antonio un processo condizionato, ingenerato durante la sua partecipazione alla guerra del Golfo attraverso un lungo periodo di deprivazione sensoriale.

14. Il sicario

A quel punto Antonio viene indotto a credere di essere un sicario brianzolo e parte per Brescia, per presentarsi alla zia di Marelli. Durante il percorso viene però intercettato da una anziana passeggiatrice marchigiana, in realtà un agente speciale del Dipartimento per la Prevenzione dei Crimini Musicali sotto copertura. I due finiscono regolarmente per far l’amore nel bagno del diretto Frosinone-Ancona delle 23,15. Dopo due ore circa Antonio torna in sé e si accorge di non aver usato il preservativo. Il timore per un’incombente paternità lo induce a chiamare Bardot, esperto del gruppo in questioni sentimentali. A quel punto Bardot decide che tanto vale ascoltare il demo.

15. Il secondo step di valutazione

Bardot ascolta il demo e capisce che fino a quel momento non hanno fatto altro che perdere tempo. Per questo chiama Don Ringo e assieme decidono di vedersi per dare una svolta alla cosa.

16. Una svolta alla cosa

I due, partendo dalla singola nota presente nel demo originale di Mercalli, producono uno spartito di 256 battute in 19/18, a cui danno un nome in codice (normalmente “frittata”). Lo spartito è inviato via corriere a Mercalli, il quale lo usa per pulircisi il culo.

17. Il culo di Mercalli

Mercalli ama molto farsi dei selfie mentre è al cesso, come sanno tutti i suoi followers su Instagram. Alla sua pagina accede regolarmente, attraverso un profilo anonimo, il Barone, che copia le macchie d’inchiostro presenti sulle natiche di Mercalli, producendo un secondo spartito. Tale spartito, a cui dà un nome in codice (normalmente “razzo”) è inviato via cablogramma alla zia di Marelli.

18. Il terzo step di valutazione

Il primo lunedì di febbraio, la zia chiama Marelli e gli canticchia il brano. Marelli lo registra, sovraincidendo una parte di chitarra ispirata allo stile di Chris Isaak. Poi pubblica tutto su YouTube, attribuendo il brano a DJQualcosa. Se il brano supera le cento visualizzazioni, il processo si arena, e si torna nuovamente alla fase I. In caso contrario si passa alla

Fase IV

19. Il metodo norvegese®

Siamo oramai ai primi di marzo. Per evitare la solita telefonata, Marelli invita Don Ringo ad una gara tra taglialegna. Dopo aver abbattuto 12 abeti ciascuno, sono nella corretta disposizione mentale per cominciare a lavorare al groove del pezzo. Chiamano Mercalli per prenderlo un po’ in giro e poi cominciano a suonare. Dopo 3 ore hanno ottenuto un 4/4 rullante-cassa che manco la Magic Band di Captain Beefheart mentre suona una cover dei Queen. A quel punto passa di là per caso Bardot, che comincia a fischiettare un simpatico motivetto. Poi fa a listelli gli abeti abbattuti dagli altri due.

20. Ikea usa legno norvegese!

Ma la cosa è stata insabbiata. Fatto sta che a casa del Barone giunge una libreria Billy in cui risuona ancora un certo groove, su cui sovraincide 15 parti di ukulele, poi telefona al cane di Mercalli.

Fase finale

Il cane non può canticchiare il brano ascoltato nella telefonata, perché è afono. Per questo induce Mercalli ad ululare al suo posto. Mercalli chiama Marelli e lo manda a fanculo, perché sa che alla fin fine è tutta colpa sua.
Poi arriva il giorno delle prove e lì, grazie all’ispirazione, il gruppo inizia con grande talento ad improvvisare in modo estremamente creativo.

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