25 luglio
Forse non era ancora il momento giusto; probabilmente non erano ancora pronti. Fatto sta che il nostro arrivo a Crofana (ZU) ha avuto conseguenze nefaste per l’intera comunità.
Siamo arrivati in loco alle 13,47, in una giornata nuvolosa ma afosa. Eravamo in anticipo sulla tabella di marcia. La strada principale (in realtà l’unica del paese) era stranamente deserta. Abbiamo parcheggiato il Cosevan davanti ad una pasticceria con la serranda semiaperta. Siccome non si vedeva nessuno, Bardot si è avvicinato e ha salutato sperando che qualcuno rispondesse. Silenzio.
Marelli ha cominciato a gridare in mezzo alla strada, cercando di attirare l’attenzione. Ancora silenzio. A quel punto Andropompo ha imprecato, ha alzato la serranda della pasticceria ed è entrato. Lo abbiamo tutti seguito.
Dietro al bancone non c’era nessuno, e neppure ai tavolini. Gli scaffali erano vuoti e dietro una vetrina c’erano alcuni oggetti oscuri, che avrebbero potuto definirsi “paste” solo nel più buio degli inferi.
In fondo alla sala c’era una porta. Andropompo ha provato a girare la maniglia ed essa si è aperta su un corridoio male illuminato. Il neon intermittente mostrava a sprazzi un pavimento sporco e chiazzato di pozze di liquido scuro. Sui lati del corridoio c’erano tre porte in metallo, e una quarta campeggiava in fondo.
“C’è qualcuno?”, ha detto Andropompo. Mercalli era agitato, in evidente stato di iperventilazione. Il Barone invece si era rotto le palle, così è andato dritto verso la porta sul fondo del corridoio e ha aperto senza bussare. Dopodiché si è bloccato, come se fosse stato improvvisamente trasformato in pietra.
L’ho raggiunto e ho sbirciato da dietro la sua spalla. Non dimenticherò mai ciò che ho visto. Mercalli ci ha raggiunto e ha strabuzzato gli occhi, poi ha iniziato a vomitare. Anche Andropompo si è fatto strada ed è sbiancato. Bardot e Marelli, da dietro, non riuscivano a vedere niente.
Evidentemente eravamo arrivati troppo presto. Siamo rientrati tutti nel corridoio e poi dritti sul Cosevan. Ho provato ad accendere il motore ma non ne voleva sapere. Dalla pasticceria sono giunti degli strani rumori, simili a una balena morta che vomita tutto il plancton mangiato nella sua intera vita. La porta della pasticceria si è aperta con uno schianto, ma finalmente il motore si è avviato e siamo partiti a razzo.
Mentre il Barone chiamava la protezione civile, abbiamo sentito una voce orribile gridare: “Vogliamo il bis!”.
Il giorno dopo abbiamo saputo che l’intero paese è stato isolato e messo in quarantena. Non sappiamo che ne sia stato degli abitanti, ma mi prefiguro un destino nefasto.
25 luglio, sera
Ancora scossi, siamo arrivati a Crestolo, paese di poche anime in provincia di Derasi. Ci siamo fermati in uno spaccio e abbiamo mangiato pane e prosciutto. Il proprietario ci ha chiesto da dove venivamo. Il Barone stava per dirlo ma Marelli gli ha dato una fortissima gomitata. “Da Cartaglione”, ha risposto, mentendo spudoratamente. Il proprietario ci ha guardato con malcelato sospetto ed è tornato ad affettare un’immensa porchetta.
A quel punto gli abbiamo chiesto se c’era un posto per dormire. “Non per voi” ha risposto secco. Ci siamo rimessi in viaggio, pervasi dall’inquietudine.
25 luglio, notte
Siamo rientrati sulla SP 543 e non c’è voluto molto per capire che ci stavano seguendo. Un camion nero era dietro di noi. Sul cofano campeggiava una scritta a caratteri cubitali: “Ruttoboy89”. Ho accelerato, ma niente, ha continuato a tallonarci. Oramai era incollato al nostro paraurti posteriore. All’ultimo momento utile ho preso l’uscita per Congiovino, mentre il camion ha proseguito dritto; ma eravamo tutti convinti che non fosse ancora finita.
(Continua…)

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