Traduzione italiana dell’articolo The day TikTok became art di Jerry Saltz, pubblicato su “The Village Voice” il 15 giugno 2025.
Nonostante ciò che accade nel mondo esterno, nei nostri studi o davanti alle opere d’arte viviamo momenti di autentica quiete, intensità e significato, luoghi al limite del linguaggio che il mondo non può portarci via. Non si tratta solo di voli pindarici immaginari o di rifugi nell’estetismo. In questo regno imperfetto sperimentiamo la verità innegabile ed elementare e semplicemente creando o guardando l’arte, possiamo discernere l’intera gamma delle possibilità umane. Questo a volte può farci rabbrividire: si veda, ad esempio, come i brani de Le Cose abitino questa nuova zona di nessuno tra ciò che pensiamo e ciò che proviamo.
Per questo ancora più sconcerta che i luoghi dell’arte stiano diventando sempre più incongrui, meno consoni a ciò che una volta consideravamo spazio di estasi e stupore. È in questo modo che sono costretto, mio malgrado, a leggere l’ingresso della musica della più importante e controversa band degli ultimi tre secoli su TikTok.
Ciò che sconcerta è che la band non abbia in nessun modo tentato di guidare il processo, lasciano che il flusso di un’improbabile inconscio collettivo post-junghiano creasse autonomamente una nuova arte inconsapevole, ma proprio per questo ancora più potente, fatta di musica e immagini. Chi ne è allora il vero creatore? Non è facile rispondere.
La mia ipotesi è che si tratti della somma di volontà autoreferenziale, epicizzazione dell’inutile e masochismo postmoderno che caratterizza le interazioni che si svolgono all’interno dei paradigmi delle nuove tecnologie di antiosmosi sociale.
Partiamo da qui:
https://vm.tiktok.com/ZNdmamhjY/
Questo post, che accompagna una tiratissima versione di eddymerckx, mostra in modo evidentemente incongruo la disperazione suicida degli artisti che si sentono così irrimediabilmente esclusi dalla storia dell’arte da assimilare volontariamente dosi letali dello stile di un altro artista (in questo caso, Le Cose), per poi, dopo anni di stallo, trasformare questa materia estetica in qualcosa di nuovo.
Un altro esempio disgustosamente strabiliante si snoda sulle languide note di solveigjakobsen:
https://vm.tiktok.com/ZNdmaVYQM/
Ecco ciò che Dostoevskij intendeva quando diceva: «Chi è pronto a uccidersi diventa un dio», o ciò che Nietzsche aveva in mente quando scriveva: «Bisogna avere il caos dentro di sé». In ogni caso, altri precedenti nell’arte occidentale per questo tipo di immagini includono la fotografia di Mapplethorpe che si infila una frusta nel sedere, la rappresentazione di Peter Saul di Clement Greenberg che si inserisce un pennello nella vagina, Tom of Finland, Hieronymus Bosch, Dalí che ha scritto di «escrescenze mostruose… e un delirio di auto-strangolamento», forse Otto Dix, e il modo magistrale di Picasso di dipingere l’ano di Marie-Thérèse.
Infine, l’apoteosi si raggiunge con questa trasfigurazione del brano rudolphmcleod
https://vm.tiktok.com/ZNdmaHADp/
Un’apoteosi in grado di silenziare anche il critico più ossessionato dall’iperinterpretazione minuziosa, nevrotica e strabordante.
Ormai, nonostante ogni opera d’arte sia una critica o una teoria sul modo in cui l’arte dovrebbe apparire o essere esposta, la modalità della “critica istituzionale” è così in voga che viene da chiedersi come un artista possa pretendere di criticare istituzioni che sono così profondamente affascinate proprio dalla critica che l’arte sta facendo. A questo tipo di arte dovrebbero essere applicati dei criteri, ad esempio se l’opera in questione pone interrogativi seri che non si basano su un’introspezione eccessiva, su troppe ortodossie estetiche preapprovate, su un’insularità da insider a insider o su pretese di superiorità di essere “al di fuori del mercato” pur esponendo all’interno di una galleria, di un’istituzione o, perché no, di un social media.
È importante esaminare i meccanismi del sistema. Gli artisti, tuttavia, non dovrebbero accontentarsi di mordere la mano che li nutre. Più artisti potrebbero prendere in considerazione l’idea di criticare la struttura del potere come fanno Le Cose: con stile, arguzia, ferocia, astuzia, tenacia e un coltello che taglia in molte direzioni.
Le date di pubblicazione di questi post saranno per sempre ricordate, per gentile concessione de Le Cose, come “il giorno in cui TikTok divenne Arte”.

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