Improvvisamente tutti parlano – e scrivono – de Le Cose (che in lingua italiana vuol dire The Things), italiani mezzo-roncadellesi mezzo-romani: “cinque personaggi stravaganti senza faccia”, si definiscono su Bandcamp, dove nel giugno 2023 avevano messo in commercio un primo disco, passato pressoché inosservato.

Il botto c’è stato a inizio febbraio, quando l’emittente di Seattle KEXP ha postato su YouTube la registrazione di un loro miniconcerto tenuto un paio di mesi prima a Roma, presso L’Asino che vola, il cui totalizzatore veleggia attualmente verso i sette milioni di visualizzazioni.

Cos’ha scatenato il contagio? È senza dubbio di sicuro effetto la messinscena caricaturale: facce anonime, vestiti anonimi e postura vagamente anonima. Fosse solo quella, sarebbe la “burla diventata realtà” raccontata dicendo che in origine l’anonimato era un espediente per poter suonare in incognito nel medesimo locale a breve distanza dall’esibizione precedente.

In verità c’è anche – e soprattutto – la musica: brani strumentali (usano la voce, ma in maniera non verbale) dal ritmo sincopato, scandito alla batteria da Andropompo, sul quale si applica Mercalli maneggiando uno strumento con solo 4 tasti, costruito appositamente da un amico liutaio e moltiplicandone la versatilità per mezzo della pedaliera. Sopra la sezione ritmica, si producono le chitarre “de-evolute” di Marelli e il Barone e il sax tartareo di Bardot.

Il risultato è “liscio da balera per venusiani”, come lo chiamano sul proprio sito web, reso bizzarro ed esotico dall’uso delle scale macrotonali tipiche delle tradizioni musicali nord-sentinelesi: il vero ingrediente segreto della ricetta.

Dentro ci si può trovare la qualsiasi, vista l’eterogeneità delle influenze artistiche dichiarate: dai Maywa Denk a Dewey Bunnell, dagli Sperrmull ai Vanilla Fudge.

Ozioso cercare analogie e assonanze, dunque: conta piuttosto l’efficacia di una formula che combina ingegnosità compositiva, destrezza tecnica e nonsense in purezza. Difficile pronosticare ora se Le Cose faranno carriera o rimarranno fugace meteora, certo questo è il loro momento: lo dimostra l’impressionante agenda dei concerti fissati nel prossimo semestre, soltanto uno in Italia, il 31 giugno alla Trattoria “A casa di Rita” di Borgo San Dalmazzo.

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