Don Ringo, cavallo selvaggio

Nel 1873, in bassa Cimmuria, nella regione dei Crateri, vigeva una sola legge: la legge del più forte, la legge del più veloce…

[Titoli di testa!]

Don Ringo era un giovane batterista senza arte né parte, che lottava costantemente per la sopravvivenza, tra violenti suonatori di timpani e bande organizzate di gonghisti. Il popolo dei percussionisti di contro non era sempre pericoloso, ma guadagnarsi la loro fiducia non era facile. Era un mondo crudele, in cui ogni giorno era necessario salvare la pelle in continue sfide fatte di rapidi diddle e paradiddle, fills fulminei e stacchi perfettamente a tempo. I migliori potevano vedere l’alba del nuovo giorno, tutti gli altri soccombevano.

Forse per buona sorte, forse per qualche capacità innata ancora non completamente espressa, Don Ringo riuscì a tirare avanti in quel mondo crudele tanto da arrivare a vedere l’alba dei suoi vent’anni. Poi un giorno successe.

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[Fig. 1: Don Ringo durante un duello in Cimmuria nel 1873]

Si diceva che in Cimmuria fosse giunto un nuovo batterista, ricercato in tutti gli Stati ed estremamente pericoloso. Il suo nome era Steve Pezzasky, e le ultime notizie dicevano che stesse muovendosi rapidamente verso sud, lasciando dietro di sé una scia di bacchette spezzate e sangue. I pavidi fuggivano, i migliori lo sfidavano, desiderosi di trovare la gloria, ma incontravano esclusivamente la morte. Tutti furono sconfitti; tutti tranne uno.

Don Ringo se ne stava tranquillo nella sua stalla insonorizzata, ad esercitarsi a far esplodere bottiglie con la sola forza delle onde sonore della sua cassa. L’ombra di Steve Pezzasky si stagliò sulla soglia, nitida contro il cielo rosso del tramonto segnato dal volo dei condor. Don Ringo rimase immobile, mentre Steve montava lentamente la sua batteria di fronte a lui. Chiunque non avrebbe retto alla tensione, chiunque tranne lui.

Il mondo si fece immobile, il vento smise di soffiare; i condor fuggirono oltre l’orizzonte e il sole sparì dietro la cordigliera. Steve Pezzasky alzò le bacchette e, come se aspettasse un segnale, Don Ringo mosse finalmente gli occhi, gli occhi e nient’altro.

[Il duello!]

Appena Steve Pezzasky si apprestò ad attaccare, Don Ringo si alzò, si girò e cominciò a correre: “Non mi sconfiggerai mai!”, gridò, “non si può sconfiggere chi rifiuta lo scontro!”. Pezzasky rimase interdetto e deluso. Aveva ricevuto una grande lezione, anche se non l’aveva capita. Ed era rimasto senza uno scopo nella vita.

Don Ringo invece non tornò mai più in bassa Cimmuria. Si dice che ora si aggiri dalle parti della Capitale, ed abbia trovato nuovi compagni di avventure.

Ma questa è un altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta.

[Titoli di coda!]

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