Il pallido sole konigsbergiano di Dario Marelli: l’aerosol, le castagne, lo scaldaletto e l’inevitabile assenza di Fujiko

La strada per l’autoconsapevolezza è un percorso strettamente personale; ognuno la percorre solo con se stesso, con le sue paure e le sue passioni alternando piccole vittorie e tante, spesso troppe, sconfitte.

A farci compagnia, lungo questo solo apparentemente sensato e consequenziale percorso, sono i nostri feticci, le nostre Cose, che ci accompagnano silenziosamente e fedelmente ad ogni nostro inciampo, quasi fossero ombre che si stagliano in un giorno di pioggia.

Molti artisti sono noti per gli elementi ricorrenti della loro vita, anche nell’espressione visuale delle loro manifestazioni artistiche che, in un modo o nell’altro, rendono riconoscibile l’artista non per il nome ma per il segno della sua arte.

Questo, senza volerci addentrare troppo nei meandri dell’estetica, è l’elemento che distingue l’artista dall’uomo che tenta di essere artista: sì, è la riconoscibilità del tratto ed il rigore inconsapevole di renderlo elemento fondante dell’evento artistico a rendere un artista, anche il più mutevole e multiforme, riconoscibile e, in una parola, evento artistico nel suo apparire.

…e Dario Marelli?

Come ogni altro uomo, anche Dario Marelli rappresenta gli oggetti che tiene con se in ogni occasione; il rapporto, che inizialmente era simile a quanto narrato da Master & Servant dei Depeche Mode, nel frattempo, quasi come una nietzschiana rivoluzione copernicana è stato totalmente sovvertito: ora Marelli È, senza se e senza ma, gli oggetti che ha accumulato inconsapevolmente nel corso della sua lunghissima vita; il soggetto si è finalmente e totalmente spogliato della sua identità, trasformandosi di fatto nell’oggetto ad uso dell’oggetto, non più uomo-soggetto, non più uomo-oggetto ma oggetto tra gli oggetti, cosa delle cose.

Quindi, cosa è oggi Dario Marelli? Oggi, il nostro uomo, il nostro autentico eroe moderno è quello che porta, quello che indossa, quello che tiene in tasca abitualmente, quello che non abbandona mai; tre castagne, ansiose di essere sapientemente bruciacchiate alla carlona, una borsa dell’acqua calda, senz’acqua però, un pugno di terra del suo luogo natìo e un po’ della buona volontà che gli è rimasta per liberarsi definitivamente della propria umanità ed essere altro da sé, essere schiavo dell’apparente banalità ed insensatezza degli oggetti che lo governano.

Le Cose annunciano ora, a margine di un discorso più ampio ed inconcluso sul dasein della Marellianità, che, a prescindere dal contenuto e dall’incedere delle note che la comporranno, la prossima composizione si chiamerà quindi DARIOMARELLI: questo è il milieu in cui la composizione si appresta a scaturire, nostro malgrado; questo è il DARIOMARELLI che vogliamo, un po’ pirata, un po’ signore!

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