Le Cose Distopiche (parte 3)

(Puntata precedente)

Il Barone guardava la foto. Era consunta, quasi evanescente, l’immagine corrosa dal potente acido del passaggio del tempo. A sinistra si vedeva Don Ringo, un sorriso contraddittorio, un’ombra sul volto. A destra Bardot, gli occhi benevoli, una strana soddisfazione dipinta ai lati della bocca. Al centro, uno a fianco all’altro, una giovane versione di sé stesso accanto ad un uomo dall’apparenza gioviale; nessuno poteva sospettare ciò che sarebbe diventato di lì a poco

Attorno a tutto e a tutti aleggia un’assenza, talmente forte da essere palpabile. Marelli.

Allora ancora non lo odiava. Ancora non provava quel sentimento totalizzante, solido e intenso attorno a cui aveva costruito la parvenza di esistenza che aveva vissuto negli ultimi anni. Un nucleo quasi fideistico, a cui aveva ancorato quel poco che rimaneva di lui.

Era un odio vuoto, come a dire che la sua vita aveva trovato il precario equilibrio di un sistema planetario che ruota sbilenco sull’orizzonte degli eventi. La sua vita indugiava pericolosamente ai margini di un immenso buco nero. Si tratta per definizione di un qualcosa che non può essere colmato, che divora progressivamente tutto ciò che ha attorno, in modo sempre più veloce. Non si può contrastare, solo assecondare; più gli si resiste, più è doloroso.

Tutto era iniziato molti anni prima, poche settimane dopo il momento ritratto nella foto. Ricordava ancora la data: 5 aprile 2019. Un sistema di contare il tempo che non aveva più senso, arcaico e dimenticato quasi da tutti, appartenente ad un’era insignificante, inutile e buia. L’era precedente alla Rivoluzione. Oggi quel giorno aveva un altro nome: era noto come Giorno Uno, il primo dell’Era Nuova, il momento preciso dell’Avvento del Divino, l’inizio della Storia della Vera Umanità. Ciò che aveva dato origine all’Esodo.

Il Barone, come tutti, era un Adepto, aveva fede, non nutriva dubbi. O quanto meno, non ne mostrava. Il problema era che, a differenza del resto dell’umanità, lui quel giorno c’era. Lui e un’altra ventina di persone, trenta al massimo. Forse di più, forse di meno, la memoria lo tradiva. Il momento più importante nella storia dell’universo conosciuto, l’evento centrale della sua esistenza e di quella dell’intera umanità, e lui non era in grado di ricordare chiaramente. E in quella strana piega del suo ippocampo covava qualcosa di pericoloso, anzi ciò che di più pericoloso poteva esserci per la sua sopravvivenza: l’eresia.

Ecco, l’odio verso Marelli e per il ruolo che aveva assunto dopo quel giorno era null’altro che un rigido scudo che lo difendeva dal dubbio, una spessa armatura che copriva la ferita, creando una facciata di forza e impenetrabilità. Ma ora che stava finalmente per cancellare quella macchia, qualcosa si incrinò ulteriormente.

La diga stava forse cedendo?

-No!

disse il Barone presente al Barone che lo guardava ignaro dalla foto. Perché Marelli sarebbe stato espulso a breve. Sarebbe morto! Era meglio chiamare le cose col loro nome, per una volta. Si trattava di una parola proibita, perduta, dimenticata, ma a cui non si poteva negare, qualora ancora vagamente la si ricordasse, un’assoluta pregnanza e precisione semantica. La Morte di Marelli avrebbe risolto tutto.

(CONTINUA)

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