Il giallo si tinge di giallo

Dal nostro corrispondente da Bruxelles, Philippe de Valois

La corsa in giallo inizia col giallo e non potrebbe essere altrimenti, considerato il gran polverone che si è alzato sabato sera in quel di Bruxelles al termine della prima due giorni di “Ouver-tour” in terra belga della più classica delle gare a tappe. No, questa volta non c’entra nulla la lotta serrata tra gli dei del ciclismo, l’agone della competizione non ha sollevato le polemiche sperate: un colpo di reni da campione e l’olandese Teunissen sverniciava gli avversari sul traguardo aggiudicandosi tappa e maglia gialla con una volata al fotofinish. Quando sembrava già tutto predisposto per la premiazione, con i fotografi pronti a scattare le consuete foto di rito abbellite da mazzi di fiori delle Fiandre e da modelle in gonna corta, ecco il trambusto che non t’aspetti. Il Boulevard du Centenaire, impreziosito per l’occasione con mille e più bandiere giallo-rosso-nere, iniziava a brulicare di gente di umanità varia, arrabbiata, stanca, sudata e decisamente maleodorante pronta all’assalto del palco della premiazione. Qualcuno urlava, alcuni si sbracciavano, partiva qualche fischio, c’era chi fumava come un turco e chi bestemmiava, sempre come un turco, e vai a capire perché poi i turchi si comportino sempre così male. Intanto il mistero veniva svelato in quattro e quattr’otto e senza alcun bisogno di ricorrere alla Gendarmerie. EddyMerckx, EddyMerckx, EddyMerckx era il grido di battaglia scandito a più riprese dai manifestanti, un mantra in grado di rinfrescare, come se fosse un freddo vento di guerra, l’aria bollente di luglio. Sulle prime, l’invasione degli appassionati sembrava dovesse circoscriversi ad un semplice quanto banale episodio di nostalgismo; facendo due conti, sono trascorsi ben 43 anni dall’ultima vittoria di Lucien Van Impe alla Grande Boucle. Erano gli anni ‘70 e il ciclismo belga la faceva da padrone sulle strade di mezzo mondo, capitanato da Eddy detto “il cannibale”. Col passar dei secondi, scanditi da quell’EddyMerckx sillabato a squarciagola, le nuvole sopra Bruxelles si sono addensate tingendosi di rabbia. “Vogliamo Le Cose, perché non suonano?” domandava qualcuno, perso tra il puzzo e le brume della pugna. “Siamo tutti qui per EddyMerckx” affermava qualcun altro, sorseggiando l’ultima goccia di tè freddo rimasta sul fondo della sua lattina. “Sono arrivato qui ieri sera col treno delle otto, sono di Anversa, sono scappato di casa e da mia moglie perché volevo ascoltarli e invec…” un pianto a dirotto soffocava le parole di un signore sulla sessantina, che in compenso trovava ben più di una spalla sui cui piangere. Perché tanto accanimento? Ecco svelato il mistero: Le Cose. Che fine hanno fatto? Eppure, non si è parlato d’altro per almeno due settimane a Bruxelles, con la città completamente tappezzata di volantini e manifesti che pubblicizzavano la loro esibizione. La grande apertura di questo Tour de France 2019, dedicata al 50esimo anno della prima vittoria di Eddy Merckx, doveva infatti essere celebrata da coloro i quali ne hanno suonato le gesta, grazie a quello che è diventato un inno per i tifosi di ciclismo di tutto il mondo. Ebbene sì, Le Cose avrebbero dovuto suonare “EddyMerckx”. Avrebbero, ma non hanno potuto. Durante questi ultimi concitatissimi giorni la band italiana ha preferito trincerarsi dietro ad una coltre di silenzio impenetrabile. Antonio, il famoso social manager, contattato al telefono non ha potuto confermare né smentire il fattaccio. Secondo voci di corridoio, infatti, sarebbe tutta sua la colpa di questa epifania al rovescio: lui avrebbe dimenticato di comprare i biglietti d’aereo, lui avrebbe impedito alla band di giungere sul posto, lui, mago della social community, avrebbe optato per far suonare Le Cose dalla loro sala prove per il tramite di una diretta Facebook, proposta prontamente rispedita al mittente da tutti i componenti del gruppo, in particolar modo da un inferocito Don Ringo che avrebbe spezzato le proprie bacchette in segno di protesta. Col precipitare degli eventi e con la situazione divenuta oramai del tutto compromessa pare siano volati gli stracci tra la band e l’entourage, tant’è che nemmeno gli interventi pacificatori degli assistenti politico-spirituali de Le Cose, Don Franco e Suor Raimondo, hanno sortito un riavvicinamento delle parti. Polemiche, rumors, colpi di scena. Chissà che questa volta le malelingue non abbiano davvero ragione.

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