Le Anti-Cose non credono ne Le Cose

Arrivò il giorno della registrazione del disco. Il manager aveva dato appuntamento all’angolo tra Via Carlati e Corso delle Bocche. I membri del gruppo si trovarono di fronte ad una cabina telefonica, a cui era attaccato un biglietto con un numero di telefono. Marat inserì un gettone e fece il numero. Gli rispose una voce preregistrata, alquanto sgradevole. Marat passò subito la cornetta ad Ardizzi e comunicò agli altri che si dovevano preparare. Dopo pochi secondi cominciarono tutti a emettere dei suoni. Durò circa venti minuti, terminati i quali Ardizzi agganciò. Richter era persuaso che avessero fatto quel che dovevano fare. Magneti invece non ne era completamente convinto. Disse che c’era un’altra cosa da fare. Interrogato senza entusiasmo da Buson, rispose che secondo lui dovevano fare uno scherzo telefonico. Marat propose di metterlo ai voti. Quattro a uno a sfavore. Per una volta però Magneti sentì che non avrebbe potuto accettare quel responso.
Il gesto tante volte solo simulato, la composizione di un numero casuale, provocava al solo pensiero impagabili emozioni ad ognuno dei membri ma era chiaro fin dall’inizio che Magneti era la persona designata… non era stata una decisione; semplicemente, lo sapevano tutti, salvo lui stesso che, ignaro, si avvicinava al compimento del proprio destino!

Con calcolato tempismo, un telefono cominciò a squillare in un’altra dimensione…

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