L’autentico nodo gordiano

Rapiti!  Rapiti!! Rapiti!!!

In quella grigia Fiat nella nebbiosa Biskhek, nei dintorni dell’immensità del Pamir, LE COSE, finalmente, dopo tanto tempo erano circoscritte in uno spazio ridottissimo: quasi ad assecondare il leader temporale del gruppo, il temibile Barone, ora ognuno si trovò ad intonare, come un oscuro mantra, Cemalim di Erkin Koray, la canzone appena borbottata dal Barone prima che la proverbiale imperizia di Marelli li confinasse in quello spazio fuori dal tempo

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https://www.youtube.com/watch?v=U0gjwpMb-k8&list=RDGjF-exL7KUI&index=16

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Şen olasın Ürgüp dumanın tütmez
Şen olasın Ürgüp dumanın tütmez
Kır atım acemi konağı tutmaz
Kır atım acemi konağı tutmaz
Oğlun da pek küçük yerini tutmaz
Oğlun da pek küçük yerini tutmaz

Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım
Al kanlar içinde kaldın Cemal’ım
(Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım)
(Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım)

Ürgüp’ten de çıktığımı görmüşler
Ürgüp’ten de çıktığımı görmüşler
Kır atımın sekişinden bilmişler
Kır atımın sekişinden bilmişler
Beni öldürmeye karar vermişler
Beni öldürmeye karar vermişler

Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım
Al kanlar içinde kaldın Cemal’ım
(Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım)
(Cemal’ım Cemal’ım algın Cemal’ım)

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 Il più accalorato, per non dire totalmente avvinto, sembrava essere il solitamente incorruttibile Mercalli, che, totalmente amimico, cantava a squarciagola, impugnando con caparbietà mezzo panino al prosciutto; lo osservava con maniacale attenzione, cercando di dargli un senso. Carcassonne, pur schiavo di quell’aliena melodia, lo cercava con lo sguardo, nel tentativo di ricomporre una realtà ormai andata in frantumi; il Barone, che ancora una volta stava dimostrando che le supposte pretese di cantante erano totalmente infondate, tirò improvvisamente fuori dal loden consunto un distorsore evidentemente economico e cominciò a giocare con la consueta imperizia con le manopole consunte. Marelli invece, curiosamente spalleggiato da Bardot, sembrava essere l’unico in grado di tenere i nervi saldi: per l’ennesima volta decise che era il momento di affrontare il tema del Teatro delle ombre Polacco.

Come in trance, si ritrovò a cercare le luci di un fioco lampione, posto a decine di metri di distanza; purtroppo la nebbia, ormai fittissima attorno all’auto, non aiutava nell’impresa ma Marelli, ormai libero dei legami dal mondo terreno, si sentiva ampiamente autorizzato a mimare le ombre originate dal proprio corpo, con movimenti velocissimi e ben coordinati; in tutto questo Bardot, con una mimica alquanto significativa, gli dava manforte, testimoniandogli una fiducia incrollabile come mai in tanti anni di avventure su e giù dal palco.

Una vibrazione improvvisamente si impossessò prima dell’auto e poi de LE COSE: in modo parossistico Marelli, completamente insanguinato, interpretava con sempre maggior maestria il momento storico, nelle modalità previste dal disciplinare del teatro delle ombre polacco: sguardo vacuo, mascella rilassata e sorriso di circostanza… Bardot applaudiva con convinzione, conscio che per il teatro delle ombre polacco quella notte buia era una notte da ricordare. CEMALIM nel frattempo era finita e sfinite, LE COSE in modalità omeopatica mimavano malamente passi di Zumba, gli stessi passi che una persona può interpretare dopo 17 ore ininterrotte dedicate allo spettacolo di un istruttore di Zumba forzatamente sorridente e spensierato.

E poi, e poi, la parola chiave: “la capitale del Belize è Belmopan…”

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