Belmopan

… Belmopan, Belmopan, Belmopan … era. la. parola. chiave. per. il. regno. del. nulla.

Erano passate ormai 10 ore dall’ingresso de LE COSE all’interno dell’abitacolo della Fiat grigia.

Stranamente, sebbene fosse ormai mattino inoltrato, la nebbia continuava a persistere, nonostante un vento caldo soffiasse impetuoso da sud-sudest; Carcassone si interrogava a voce alta circa la possibilità che il tempo soggettivo trascorso all’interno dell’auto non corrispondesse al tempo effettivo: un rapido controllo degli orologi fece emergere un fatto inquietante: il 32% de LE COSE sembrava non indossarne ma il restante 70% dei membri del gruppo aveva orologi puntati scrupolosamente sul fuso orario adottato nei Paesi Baschi!

Per qualche minuto un silenzio attonito si impossessò dei 5: la nebbia, brumosa e opalescente, penetrava cinerea negli interstizi dell’automobile, rendendo l’atmosfera già di per sé carica di feromoni, difficilmente respirabile per una persona dotata di buon senso; forme di vita aliene si manifestavano ai limiti del campo visivo di Bardot e non troppo sorprendentemente Mercalli scrutava con sempre maggior determinazione e salmastra acredine Marelli, silenziosamente impegnato in un’onomatopeica rivisitazione dell’Amleto in chiave onirico-proustiana… l’interminabile istante fu interrotto dal Barone che finalmente portava a compimento un proposito coltivato per quasi 40 anni: magicamente, più volte, fece sbattere in modo stentoreo un cucchiaino contro un bicchiere di cristallo, mezzo pieno di pessimo vino speziato svedese, proprio come aveva visto fare in Festen di Vintenberg.

IMPROVVISAMENTE!, il dolore che aveva pietrificato la soglia cadde in mille pezzi e con furore iconoclasta Mercalli, perdendo il proverbiale distacco keynesiano, si scagliò suadente contro quel sacramento di Dario Marelli:

–          TU, SOLO TU PUOI AVERLO FATTO!!! MALEDETTO TU SIA!! HAI ROVINATO TUTTO!

–          Ehm… scusa?

Marelli proprio in quel momento stava per affrontare il celebre monologo dell’Amleto, cercando di utilizzare, secondo i dettami del teatro balinese, il solo senso dell’olfatto:

Essere, o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna
o prender armi contro un mare d’affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, l’ingiuria dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.

Un abbacinante lucore si era nel frattempo impossessato di tutti i membri del gruppo, fatta eccezione per Mercalli, la cui carnagione era di un malsano giallo cromo e del Marelli stesso, quasi completamente rosso puntinato di bianco, a mo’ di amanita muscaria, che dopo una lunga attesa gravida di promesse non mantenute era tornato sagacemente alla sua ardita rivisitazione.

–          “SÌÌ, TU, TU! GLI OROLOGI, TUTTI GLI OROLOGI DI QUESTO ABITACOLO, PUNTATI! SÌÌÌ, PROPRIO COSI’! PUNTATI SUL FUSO ORARIO DEI PAESI BASCHI!! MALEDETTO IMPERIALISTA, SORDIDO CAPITOLAZIONISTA!!!”

Dopo queste parole urlate in un sol fiato Mercalli cadde in uno stato di prostrazione catatonica e si abbandonò languido sul sedile posteriore dell’automobile.

Wicked Games di Chris Isaak si era a quel punto impossessata dell’automobile

https://www.youtube.com/watch?v=dlJew-Dw87I

Nessuno osava interrompere lo speaker kirghiso che dall’autoradio inveiva sanguigno contro il tremendo concerto della sera prima ma ad un tratto, d’improvviso, anche Carcassone ed il Barone cominciavano a comprendere la ragione di tanta nefasta ira;  pur adeguandosi per conformismo all’ostilità nei confronti di Dario, ostilità che comunque già abitualmente permeava LE COSE, non proferivano parola, quasi rapiti dal microclima feromonico di cui l’automobile si era opportunamente ed inconsapevolmente dotata.

A rompere gli indugi fu al solito Bardot, che affrontò l’indaffarato ma quanto mai indifferente Marelli con il solito piglio militaresco:

–          Dario Marelli, orsù, non farne mistero; da tempo a nostra insaputa sei RH NEGATIVO ed il fatto che improvvisamente il 70% del gruppo si ritrovi con gli orologi puntati sul fuso orario dei Paesi Baschi non può essere un caso, nevvero?

….. E Il tempo, per lungo tempo ignaro compagno di sventura del gruppo, dopo decine di anni riprese a scorrere con codarda cupidigia….

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