IL SISTEMA BINARIO: DENEB, ALTAIR E LO SCOTTO DA PAGARE PER LA NOTORIETÀ

Era chiaro… ad un certo punto l’incedere delle epidemie aveva spinto LE COSE nello spazio interstellare. La musica stessa, in totale autotutela, aveva organizzato loro un concerto ad Altair, nei pressi della costellazione della Lira, ma anche lì, inseguite senza tregua, LE COSE erano state proiettate sempre più lontano ed un beffardo destino le aveva spinte oltre i bastioni di Orione, nei pressi di Betelgeuse, con autentico furore relativistico.

In particolare Mercalli, in balia del red shift hubbleiano, aveva sofferto il peso infinito della sua massa spinta ai limiti della velocità della luce; fortunatamente in quell’occasione a far compagnia al gruppo c’erano una ritina di Steller, opportunamente contenuta in un capace acquario, ed un fido licaone, che da quel momento in poi sarebbe stato osannato dalla critica come reale mente pensante del gruppo.

Il concerto in una Deneb scossa dal progressivo esaurimento dell’idrogeno (l’elio stava ormai prendendo il sopravvento con soverchiante ineluttabilità) iniziò in sordina. Il generatore quantico di gin tonic, inestricabile fil rouge del gruppo fin dai fortunati esordi romani, era stato fermato alla dogana per non meglio definiti controlli ed immediatamente a tutti fu chiaro il malcelato parallelismo con il concerto dei Pink Floyd a Brescia nel 1971: gli aneddoti, tramandati di padre in figlio nelle saghe spaziali e ricordati spesso da Peter Hamilton nei suoi libri, narravano di un camion fermato alla frontiera del Brennero a causa di un curioso sospetto legato alla droga. Quel camion trasportava il light show dei Pink Floyd e quindi a Brescia questi, dopo molti indugi, si esibirono con le luci dell’assolutamente inadatto EIB totalmente accese. Il concerto è considerato nei fatti l’autentico spartiacque tra il prima ed il dopo dei Pink Floyd.

Anche a Deneb, dove il delicato blu dei raggi solari regalava un significativo ed inopportuno color puffo ai membri del gruppo, la mancanza del generatore quantico aveva lasciato a secco tutti e ormai sembrava inevitabile un rinvio, quando un livido Dario Marelli solitario imboccò la via del palco in vestaglia da notte, elegantissimo ed impetuoso.

Subito LE COSE, colpite dal gesto di Marelli, notoriamente non tra i più proattivi membri del gruppo, lo inseguirono con quello che avevano in mano in quel momento – chi un mazzo di rose, come il romantico Bardot, chi uno scudiscio, come l’altezzoso Barone, chi un machete come il sibaritico Mercalli, ed infine il lisergico Carcassonne, con la bandiera del Turkmenistan.

Bene, il concerto, suonato con quanto il gruppo aveva a disposizione, fu memorabile e così viene ricordato da tutti. Un ultimo dettaglio: il pubblico era assente, ma come molte altre volte questo era il tributo che la notorietà interplaneraria richiedeva.

Grazie a tutti, grazie a LE COSE!

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