Diospyros kaki

Molto spesso negli ambienti artistici più raffinati del Pleistocene il processo creativo de LE COSE è stato oggetto di ampie discussioni: in particolare, l’elemento che sembra determinante per la creazione degli eventi multimediali che hanno reso note LE COSE in vari paesi in via di sviluppo è l’atmosfera brumosa e sconsolata delle inutili giornate autunnali nella pianura lombarda degli anni ’80.

Spesso, anche inconsapevolmente, quasi posseduti dall’urgenza di una comunicazione apodittica, LE COSE hanno vagabondato nelle umide e nebbiose serate di novembre, senza proferir parola, ma certi che questi interminabili momenti potessero ad un certo punto assumere autonomamente il ruolo di medium tra l’inesprimibile dell’arte e l’evento storico in sé.

Alcune fotografie rappresentano solo parzialmente il piccolo mondo cosiano: Bardot con lunghi stivali di fabbricazione cecoslovacca che fissa estatico l’acqua scorrere in un canale di irrigazione nelle vicinanze di un silenzioso cimitero di campagna; Marelli, armato degli immancabili scaldamuscoli scarlatti, che ramingo saetta in un esausto terreno da cui emergono gli spuntoni di quelle che un tempo erano piante di mais; Il Barone, in perfetta tenuta da signorotto di campagna, che si china per raccogliere dei funghi, declamando versi di oscuri poeti neomelodici; ed infine Mercalli, vestito in modo evidentemente approssimativo ed inadeguato, che cerca di tendere un agguato, senza concrete speranze di riuscita, ad un fagiano.

La dimensione pastorale e campestre de LE COSE ha consentito comunque al gruppo di mantenere una connessione con il mondo terreno di cui purtroppo il modernismo sfrenato delle ere geologiche più recenti ci ha privato; in particolare ancora oggi è frequente incontrare in apparente solitudine i componenti del gruppo passeggiare per i boschi di latifoglie di tutto il mondo, in autunno: la mera contemplazione dell’incessante processo di successione delle stagioni trova tra ottobre e dicembre colori e profumi che effettivamente permeano il dasein cosiano, con l’aggiunta di due spicchi di limone e del ghiaccio.

… ed improvvisamente signori, eccoci nella contemplazione di un kaki selvatico… i rami, apparentemente affastellati senza criterio, le foglie, arrossate e lasciate ai piedi dell’albero ed infine i frutti, vagamente immorali nella loro apparente imperturbabilità.


Very often in the most refined artistic environments of the Pleistocene the creative process of LE COSE has been the subject of extensive discussions: in particular, the element that seems decisive for the creation of the multimedia events that made THE THINGS known in various developing countries it is the misty and disconsolate atmosphere of the useless autumn days in the Lombard plain of the 80s.
Often, even unconsciously, almost possessed by the urgency of an apodictic communication, LE COSE wandered in the humid and foggy evenings of November, without saying a word, but certain that these interminable moments could at some point autonomously assume the role of medium between the inexpressible art and the historical event itself.
Some photographs only partially represent The Cosian’s little world: Bardot with long Czechoslovakian-made boots staring ecstatically at the water flowing in an irrigation canal near a silent countryside cemetery; Marelli, armed with the inevitable scarlet legwarmers, wandering across an exhausted ground from which the spikes of what were once corn plants emerge; The Barone, in perfect country squire outfit, who bends down to collect mushrooms, reciting poems by obscure neo-melodic poets and finally Mercalli, apparently dressed in an apparently approximate and inadequate way, who tries to ambush, without concrete hope of success, to a pheasant.
The pastoral and rural dimension of LE COSE however allowed the group to maintain a connection with the earthly world of which unfortunately the unbridled modernism of the most recent geological eras has deprived us; in particular, it is still common today to meet the members of the group in apparent solitude walking through the broad-leaved woods of the whole world, in autumn: the mere contemplation of the incessant process of succession of the seasons finds between October and December colors and scents that actually permeate Cosiano dasein, with the addition of two lemon wedges and ice.
… and suddenly gentlemen, here we are in the contemplation of a wild persimmon … the branches, apparently bunched up without criteria, the leaves, reddened and left at the foot of the tree and finally the fruits, vaguely immoral in their apparent imperturbability.

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