Che hanno ancora da dire Le Cose?

(Articolo di Joseph McPinckerton, tratto da “Rolling Bones” 7532, maggio 2054)

Uscirà il mese prossimo la versione super-deluxe di “Famoisordi”, primo storico disco de Le Cose, che sta per compiere 35 anni. Accolto in sordina alla sua uscita, il disco è cresciuto progressivamente nella considerazione del pubblico, fino a diventare un vero e proprio oggetto di culto. La prima, limitatissima edizione del disco ha raggiunto negli ultimi anni un valore inaudito, anche perché si ha notizia di soli sette esemplari ancora in circolazione (se ne doveste trovare fortuitamente una copia in soffitta, vi consiglio di festeggiare: l’ultimo messo all’asta è stato venduto, dopo una vivacissima seduta, al modico prezzo di 975.000 sinodollari).

L’influenza de Le Cose, e della loro vastissima discografia, sulla musica contemporanea è ancora oggi difficile da quantificare; è un po’ come “The Ulysses Revisited” di Carla Bruni: tutti dicono di averlo letto, ma pochi lo anno davvero capito o assimilato. Da “Autoreferenziali” a “Isole”, da”Bestiario” a “Mestieri”, passando per l’antologia “Unknown Hits” e i numerosi volumi della serie Archives (solo per citare alcuni dei più noti tra i mumerosi episodi della saga cosiana), la carriera del gruppo è costellata da successi controversi e costanti incomprensioni, che hanno contribuito comunque ad ammantarli di un’aura sacrale, soprattutto agli occhi della postborghesia astrolimbica e dell’antiaristocrazia enotriana.

Va detto che i detrattori sono quasi di pari numero rispetto agli entusiasti, anche se questi ultimi tendono ad assumere i connotati di un fanatismo fondamentalista di stampo parareligioso. Uno zoccolo duro di folli che ancora oggi rappresenta la principale base economica del gruppo, permettendogli di sopravvivere degnamente anche se da anni non propone più nulla che si possa definire anche minimamente rilevante.

Ed è proprio questo il punto: che senso ha, nel 2054, un gruppo come Le Cose? Cosa hanno ancora da dire Le Cose, oggi?

Non può essere ignorato il fatto che si tratta di un gruppo di persone la cui età media si aggira attorno ai 75/80 anni ed è lecito pensare che potrebbero finalmente riposarsi sui (discutibili) allori della loro lunga carriera musicale. Eppure i cinque non danno segni di cedimento, e continuano a produrre, con cadenza relativamente regolare (uno ogni due anni e mezzo circa), nuovi album. “Minuterie”, l’ultimo disco prodotto, risale a quasi due anni fa, ed è probabile che entro un anno avremo un nuovo disco di inediti (il simulacro di Mercalli si sarebbe anche lasciato sfuggire il possibile titolo: “Cazzivostri”).

Per tentare di rispondere in qualche modo alla domanda di cui sopra, potrebbe essere utile fornire qualche dato sulle esperienze recenti dei singoli membri del gruppo, tendenzialmente poco note ai più.

Andropompo vive da 7 anni in una villa subacquea, situata sull’orlo della Fossa delle Marianne. Ha dedicato gli ultimi anni all’esplorazione delle profondità oceaniche. Contemporaneamente si è convertito al culto degli architeuthisiani, che tanti fedeli ha conquistato negli ultimi lustri; si dice addirittura che sia uno dei più alti Sacri Gerontocrati della potente organizzazione religiosa, che estende i suoi tentacoli (è proprio il caso di dirlo) su gran parte del mondo e sulle colonie extraterrestri.

Il Barone vive in condizioni critiche nella campagna nei dintorni diZagarolo; si dice che abbia gravi problemi psichici e che sia stato abbandonato da gran parte dei parenti e dai pochi amici che gli erano rimasti. Spende tutte le royalties che ancora gli arrivano in psicofarmaci e biglietti della lotteria. Non è più in grado di suonare la chitarra da anni, ma la cosa non ha influito in nessun modo sulla produzione dei dischi de Le Cose. Si dice che a ogni sessione di registrazione, gli venga consegnato un finto microfono di plastica. È convinto di essere il cantante del gruppo che però, come tutti sanno, ha sempre esclusivamente prodotto album strumentali.

Dario Marelli è quello di cui si hanno meno notizie in assoluto: undici anni fa era stato dato per disperso nel deserto medioappenninico, fino a quando un giornalista lo ha ritrovato in Anatolia ad allevare antilocapre. L’ultima segnalazione nota lo vedrebbe a capo di una gang di ballerini mafiosi polacchi, attiva nella periferia di Dakar, la capitale mondiale del contrabbando di sushi.

A vedere le più recenti foto di Bardot pubblicate sporadicamente su oscuri rotocalchi scandalistici, lo si direbbe ancora nel fiore degli anni. Dopo aver passato un lustro alla riscoperta delle sue radici pakistane, si è dato ad una febbrile vita mondana. Musicalmente è il più attivo del gruppo, non disdegnando collaborazioni di alto profilo con il gotha della musica mondiale. Dal 2036 è un salutista convinto ed è spesso impegnato a tenere affollatissime conferenze dedicate alle virtù etiche di un’alimentazione a base di insetti.

E infine Mercalli. Deceduto nel 2049, come è noto il suo cervello è stato digitalizzato e inserito all’interno di un computer del secolo scorso (si mormora si tratti di un Commodore 64). Il computer continua ad elaborare nuove canzoni per il gruppo, anche se le limitate capacità di calcolo dell’elaboratore non gli permettono di produrre più di una canzone ogni tre o quattro mesi circa. Va detto che sono canzoni assolutamente inascoltabili, sempre cestinate dalla casa discografica a favore di brani rielaborati digitalmente sulla base dei numerosissimi abbozzi e demo prodotti dal bassista in vita (buona parte dei quali sono comunque già stati pubblicati nei primi 27 volumi della serie Archives).

Per tirare le fila: è veramente possibile che questi individui possano ancora tirare fuori qualcosa di veramente innovativo? Ha senso pensare che possano ancora dare un contributo alla terza arte?

La risposta non è nel loro ultimo disco, “Minuterie”, talmente deludente da non aver convinto nessuno, né il pubblico né la critica. E neanche nell’ennesima super deluxe edition del loro primo disco (che segue quelle del ventesimo, venticinquesimo, trentesimo e trentatreesimo anniversario). Ma è davvero questo che Le Cose vogliono? Hanno ancora interesse a dire qualcosa in ambito musicale?

L’ultimo loro tour risale a 13 anni fa, il terzo Farewell Tour della loro carriera. Ma già si ventola la possibilità di un prossimo “Cazzivostri Tour”.

E se Le Cose, contro ogni previsione, dovessero ancora scrivere la pagina più importante della loro carriera?

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