Il figlio segreto di Jimi Hendrix

Non tutti sanno che Jimi Hendrix ha un figlio segreto, tenuto nascosto al mondo negli ultimi cinquant’anni. Questo figlio è il Barone.

Essere il figlio segreto di Jimi Hendrix non è facile: è questo l’immenso dramma del guitar hero de Le Cose, noto a tutti come il Barone.

Per anni, ha pensato di essere il rampollo di una normale coppia appartenente alla media borghesia romana; poi, un giorno, la rivelazione.

Era una meravigliosa giornata di inizio primavera, quando il Barone scoprì le sue vere origini. Non era nato nel 1975 a Roma, bensì nell’ottobre del 1968 a Stoccolma. Nel gennaio di quello stesso anno Jimi aveva passato una nottata nella capitale svedese, subito dopo aver tenuto un concerto nella città. In quell’occasione venne arrestato per aver devastato una stanza d’albergo in preda ai fumi dell’alcool. Non tutti sanno però che a finire devastato fu anche il cuore di una giovane groupie svedese, che da quel fatidico giorno portò in grembo, per nove mesi, il frutto di quel breve momento d’incoscienza.

Quel frutto era il Barone, che venne prima affidato ad un orfanotrofio locale e poi, sette anni dopo, attraverso vie traverse non propriamente legali, ad una giovane coppia italiana in soggiorno di studio in Svezia.

Il Barone ha vissuto gli anni successivi ignaro di tutto, e convinto di avere sette anni in meno rispetto alla sua reale età. Un sospetto lo aveva sfiorato il giorno in cui, in prima elementare, aveva dovuto cominciare a rasarsi quotidianamente, ma per il resto la sua vita fu la normale vita di un bambino romano degli anni Ottanta.

Eppure gli indizi, col senno di poi, erano più che evidenti. Innanzitutto, il Barone sfoggiava una rigogliosa capigliatura afro, che ricresceva rapidamente anche pochi giorni dopo essersi rasato a zero dal barbiere del quartiere. Inoltre, fin da piccolissimo (ovvero da quando aveva circa nove o dieci anni), provava una fortissima attrazione verso qualsiasi strumento a corda.

Il giorno in cui, a tredici anni, tentò di suonare con i denti un contrabbasso, rovinandosi irreparabilmente l’intera arcata superiore, i genitori decisero che era giunto il momento di regalargli una chitarra.

Prima fu una classica dal corpo che più che di legno era di cartone pressato, e che aveva però il pregio di bruciare molto facilmente, come si accorsero i pompieri accorsi su richiesta dei vicini. Poi un’elettrica rossa cinese, vagamente simile ad una Stratocaster, che il Barone collegò al frigorifero, traendone suoni a dir poco inquietanti.

Ma il Barone non sapeva da dove provenisse questa istintiva impellenza di imitare il suono prodotto dal decollo di un jumbo jet con un modesto strumento a corde collegato ad un magnete.

La rivelazione, quasi un’epifania, arrivò il giorno successivo al suo ventisettesimo compleanno. Si era ubriacato di crodino, preso da una misteriosa forma di depressione, e ad un certo punto aveva cominciato a vomitare. Un accesso di tosse spasmodica lo colse e stava quasi per finire soffocato, quando davanti a lui apparve una figura luminosa avvolta in una tonaca da suora bianca e nera, che sfoggiava una silhouette snella e flessuosa e una lunga e fluente barba acconciata in lunghe treccioline. Era Suor Raimondo, che diversi anni prima aveva agevolato la sua adozione e che era giunta direttamente da Roncadelle, in provincia di Brescia, per rivelargli la verità sul suo passato.

Il Barone era incredulo, ma Suor Raimondo fornì la prova definitiva: una calco del dito indice della mano sinistra di Jimi, morfologicamente identico, in ogni minimo particolare, al dito indice sinistro del Barone.

Suor Raimondo gli spiegò che era inutile negare il passato e contrastare il destino. Il Barone doveva suonare la chitarra e lasciare un segno indelebile nella storia del rock. Era necessario semplicemente cercare altri eroi con cui compiere l’impresa; e Suor Raimondo poteva aiutarlo.

Per primo gli indicò un ragazzo triste che si aggirava sconsolato nei ritrovi di musicisti della Capitale. Poi gli disse di attendere fiducioso, perché presto gli avrebbe inviato qualcuno dal suo paese di origine, Roncadelle.

E così iniziò un nuovo capitolo dell’esaltante vita del Barone.

Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta.

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