Il Barone e la classe dirigente europea: breve storia di un conflitto eterno

Il Barone rappresenta senza se e senza ma la testa di ponte tra Le Cose e l’establishment mondiale.

A differenza degli altri compagni di avventura, basti citare l’edonismo proustiano di Bardot o il più banale “vivere per l’arte di vivere” di Dario Marelli, il Barone ben volentieri si offre in pasto ad ogni appuntamento mondano, portando avanti, grazie alla sua immensa rete di relazioni a livello internazionale, ma soprattutto grazie ad una naturale inclinazione alla spocchia che lo accomuna a chi veramente guida il nostro paese e più in generale il mondo, portando avanti, dicevamo, le istanze delle Cose e diffondendo abilmente le tesi di fondo del gruppo, che spesso, se vogliamo muovere una critica, è francamente troppo criptico e minimale nei testi delle canzoni ad oggi passate dalla fase esoterica alla fase essoterica.

Peraltro è bene ricordare che il Barone ha naturalmente quello status che gli consente di tessere rapporti ai massimi livelli e quindi, a livello strategico, far risalire dal basso quelle idee, le stesse idee che stanno alla base della musica de Le Cose e che faranno il mondo di domani.

Questo è infatti il disegno, nemmeno troppo segreto, delle Cose: rendere i propri principi, oggi indubbiamente inattuali, l’elemento fondante di un mondo nuovo, ancora selvaggio ed inesplorato.

A dispetto di quanto il pensare comune attribuisce alle classi dominanti e cioè l’imperativo categorico della restaurazione e dello status quo, sono infatti le stesse élites i principali e seminali artefici di qualunque movimento rivoluzionario o reazionario, in ogni momento storico: raramente un masaniello qualunque non è stato il semplice strumento di qualcosa di decisamente più grande di lui, come il pensiero laterale di un potente in disarmo.

Questo è quindi il destino definitivo de Le Cose, totalmente piegate ai voleri e ai diktat del Barone, autentico Marchese de Sade in sala prove, riconosciuto autore di tutti i testi che accompagnano le composizioni musicali del gruppo, testi che sono di fatto il manifesto del mondo nuovo da lui vaneggiato.

Dal suo attico con pergotenda sulla 5th avenue di Kinshasa il Barone vede, decide e dispone, senza contraddittorio, circondato da lacchè che non vedono l’ora di dimostrare una volta di più la totale dipendenza dal magniloquente caudillo.

Il gruppo da parte sua, quasi fosse un’equipe medica totalmente votata a curare il delirio di onnipotenza del capo, ben volentieri si piega ai voleri del Barone, conscio che ribellarsi è inevitabile… e inutile…

…ribellarsi è inevitabile ed inutile

RIBELLARSI E’ INEVITABILE MA INUTILE

RIBELLARSI E’ INUTILE MA INEVITABILE

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