Necrocosicon (parte 2)

(Parte 1)

Bartolhomeus era sempre vissuto a Worchester, eccettuato un periodo di due anni in cui era a andato a specializzarsi in Europa, viaggio dal quale, a detta di tutti, era tornato profondamente cambiato. Il soprannome “Barone” derivava proprio dai primi anni dopo il suo ritorno a casa: sembra che prima fosse un giovane gioviale ed entusiasta, sempre pronto al confronto, ambizioso e disposto al dibattito scientifico. Al suo ritorno dall’Europa, periodo nel quale a soggiorni più o meno lunghi alla Sorbona si erano alternati misteriosi viaggi “in cerca di documentazione” (per quanto se ne sa compiuti prevalentemente verso diverse zone del Transdanubio rurale, a sud del lago Balaton), apparve profondamente mutato. Al sorriso schietto si sostituì un broncio perenne, alla fronte distesa ciglia incurvate e orbite scavate; la stessa postura corporea, da dritta e spavalda, si era fatta curva, nervosa, quasi fuggevole. Il soprannome era un’allusione ad un personaggio del celebre romanzo gotico settecentesco di Clara Reeves, Il vecchio barone inglese.

Dopo il suo ritorno a Worchester, Bartolhomeus Gasthuis aveva rinunciato ad ogni velleità accademica e si era accontentato dell’umile ruolo di archivista della Biblioteca Pubblica; le sue ricerche erano state ignorate dai più, ma pochi studiosi, che si occupavano di discipline storiche e linguistiche poco frequentate, se non decisamente esoteriche, lo riconoscevano come un’autorità assoluta.

Lo avevo conosciuto alcuni anni prima, nel periodo in cui mi stavo occupando a tempo pieno dell’evoluzione delle uvulari del corideo classico; mi aveva fornito spunti interessanti, anche se avevo subito trovato la sua presenza inquietante. Il giorno in cui lo andai nuovamente a trovare presso il suo ufficio, non lo trovai invecchiato di un giorno, anche se aveva qualcosa di strano, come fuori posto, ma non capivo cosa.

Come nell’occasione in cui l’avevo conosciuto, si esprimeva fondamentalmente per monosillabi, ma il suo atteggiamento cambiò quando gli mostrai la scritta. Un luccichio insano si accese nei suoi occhi e, credo senza accorgersene, cominciò ad umettarsi le labbra con la punta della viscida lingua.

Mi disse che non era nulla di importante, che probabilmente si trattava di un falso, nulla di più che una presa in giro, ma il linguaggio del suo corpo contraddiceva palesemente le sue parole. Affermò che, nonostante il documento non fosse rilevante o anche lontanamente interessante, voleva esaminarlo con calma durante la serata, anche solo per capire qualcosa di più su colui che aveva ideato un così banale scherzo.

Rimanemmo d’accordo di rivederci l’indomani e mi indicò l’indirizzo di una locanda lì vicino, in cui passare la notte. Disse che la locanda apparteneva ad un amico, suo antico sodale; un francese di nome Louis Bardot, per gli amici “Pilou”.

Lo salutai e mi avviai con sollievo verso la locanda. Ero molto stanco e speravo in una buona notte di riposo. Non era ciò che avrei trovato.

[CONTINUA]

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.