FIBONACCI, IL MARKETING E LE SPECULAZIONI FILOSOFICHE DEAMICISIANE

“Dio promette la vita eterna” disse Eldritch. “Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio”.

Come è noto, pur nell’oscurità del medioevo, pur con l’imminente arrivo della peste, la capacità di riproduzione dei conigli si adeguò immediatamente alla successione aurea del simpatico Leonardo Fibonacci e analogamente diverse altre manifestazioni naturali immediatamente cercarono di replicare in modo in taluni casi encomiabile la scoperta del matematico Pisano.
Quindi è evidente che loro malgrado, da quel momento in poi (non prima e nemmeno durante) i conigli sono diventati l’archetipo di una visione del mondo che aderisce totalmente all’idealismo Berkeleyano ed in particolare all’intento prettamente nominalistico che lo contraddistingue: il tutto portato alle estreme conseguenze conduce inevitabilmente ad un deriva che sfiora l’assurdo, consistente nell’assoluta immaterialità di un mondo basato sul senso del possesso.
Si può definire “possedere” qualcosa che esiste solo nella nostra esclusiva e personale visione del mondo? Se esiste solo quello che è percepito perché non piegare quindi le leggi della fisica ad uso e consumo del marketing? È vera la leggenda che afferma che Les Claypool usa due corde di LA e due corde di SOL accordate però secondo il tradizionale MI LA RE Sol? (E che uso avranno quindi le due corde di MI e le due corde di RE che avanzano? Berkeley come le collocherebbe nella sua visione ecclesiale del mondo? E Fibonacci?)
Questa progressiva approssimazione all’irrealtà degli artefatti umani ha rappresentato fino ad oggi l’autentico segno distintivo de LE COSE. In particolare alcuni testimoni confermano l’assoluta vacuità dei dialoghi tra i membri del gruppo, che molto volentieri si prestano a legittimare le supposte conoscenze di chi si erge a paladino di un aspetto del possibile. E questo, in una prospettiva Deamicisiana, è toccante, così come è toccante il silenzio su cui Dario Marelli ha costruito la sua credibilità, senza dimenticare l’oscuro operare di Mercalli, che afferma costantemente, ad ogni nuova proposta compositiva, di prendere i pezzi “da lì”, dal posto dove sono sempre stati. E che dire della rivalità, non solo musicale, tra Carcassonne e Bardot, rivalità che nasconde un chiaro progetto di vita comune e, chissà, forse dei figli, un futuro, dei suoceri…
Da tutto questo si discosta, quasi fosse un elemento estraneo al ruolo di Caudillo sudamericano che si è autorevolmente autoimposto, il Barone: già, il Barone, autentico burattinaio del gruppo che dispone delle vite degli altri, delle vite di ogni altra COSA: Berkeleyanamente parlando questa vita, la vita che tutti siamo convinti di vivere, è la vita che il Barone ha deciso di farci vivere – è la sua weltanschauung, la sua spiritualità, la sua immanenza a pervadere ogni cosa, perché questa, quella che viviamo, è la vita del Barone….

“Barney Mayerson si svegliò con un mal di testa fuori dal comune, per scoprire che si trovava in una camera da letto nient’affatto familiare in un appcon nient’affatto familiare. Al suo fianco, con le coperte che le arrivavano fino alle spalle nude e lisce, continuava a dormire una ragazza nient’affatto familiare, che respirava lievemente con la bocca, i capelli una matassa di bianco cotonato”.

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