Le Cose Distopiche (parte 8)

(Puntata precedente)

NAVE-REGGIA

SALA DELLE ADUNANZE

– Porca puttana! Il mio Ghemme riserva del 2007! Era l’ultima bottiglia esistente in tutto l’universo!

– Ops…, proruppe Marelli.

Il Barone si ritrovò accucciato a terra in posizione fetale, gli occhi vitrei, mentre Bardot rovistava febbrile nel flight case posto accanto allo Sgabello, su cui pochi secondi prima era poggiata una bottiglia di vino rosso.

– Comunque quella roba non è poi un granché. Vuoi mettere con cinque o sei bicchieri di Pisco sour?

Marelli lo guardava fisso, stringendo ancora la lamiera nella mano destra.

– Ma era un Torraccia del Piantavigna!

– Vabbè dai, non ti incazzare…

– No, io mi incazzo invece! E poi, che volevate fare esattamente? Che è tutto sto casino?

– Vogliamo fare la rivoluzione. Non ne possiamo più di tutte le tue stronzate. Siamo venuti qui per ammazzarti.

– Ah. Quasi l’avrei preferito, piuttosto che vedere il vino sprecato così…

– Si può sempre porre rimedio.

– Già. Però aspettate un attimo, forse sarebbe utile fare una chiacchierata, prima.

– Le chiacchiere stanno a zero, Mercalli. Preparati a morire.

– No. So io come porre rimedio!

Fu tutto molto rapido. Mercalli allungò la mano e in poco più di un secondo il vino rientrò nella bottiglia tornata intatta, il flight case si rinchiuse di colpo e la bottiglia, piena a metà, vi si poggiò sopra. Bardot era ad un passo, con il sax stretto tra le mani.

– Ecco.

Fece un altro gesto con il dito, questa volta come se stesse chiedendo silenziosamente a qualcuno di avvicinarsi, e la lamiera di Marelli scomparve.

– Dove…?

– Non dove, ma quando. Circa 150.000 anni fa direi. Qualcuno potrebbe trovarla utile.

– Merda…

Marelli strinse gli occhi. Sembrava pronto a scattare. Ma Don Ringo gli poggiò una mano sulla spalla, indicandogli qualcosa.

Marelli vide che Bardot aveva infilato il bocchino tra le labbra. Le sue guance si gonfiarono leggermente e un suono cominciò a nascere, prima lieve, poi progressivamente più forte. Don Ringo riconobbe la melodia, anche se erano decenni che non la sentiva.

La musica durò qualche minuto, in cui tutto rimase immobile e sospeso. Non appena si spense l’ultima nota, Mercalli ruttò vigorosamente: aveva gli occhi arrossati.

– Vi devo qualche spiegazione.

– Sono decenni che ce la devi, disse Marelli, ma l’asprezza nella sua voce appariva mitigata. Sembrava molto stanco e anche i suoi occhi erano cerchiati di rosso.

Don Ringo tornò a guardarli.

– Spero sia una spiegazione convincente, Div… Mercalli, altrimenti dovrai inviare anche noi nella preistoria, se non vuoi che ti spacchiamo il culo.

– Io preferirei negli anni Quaranta; a New York possibilmente. Si girarono tutti nuovamente verso Bardot, che ora aveva la faccia distesa di un angelo di fronte alla rosa dei beati. Sembrava quasi emanare luce propria.

– Vedremo, disse Mercalli, ma non posso assicurare che sarà convincente.

– Un momento però. Dov’è finito il Barone? Chiese Don Ringo.

Bardot indicò, poco più in là, un corpo raggomitolato nell’ombra. Aveva gli occhi sbarrati. Ma Marelli esclamò:

– Sticazzi. Vai avanti, Mercalli, sono davvero curioso.

– Va bene. Però c’è una cosa fondamentale da sapere, prima di iniziare.

Si girò e si rivolse a Bardot e a Don Ringo:

– È stata tutta colpa di Marelli. Di Marelli e di sua zia.

Bardot e Don Ringo si girarono immediatamente verso Marelli. Il Barone invece non si mosse dalla posizione fetale che aveva assunto; sembrava concentrato a contare le bollicine di saliva prodotte a intervalli più o meno regolari dalla sua bocca.

Marelli indietreggiò.

– Io… Non…

Gli occhi di Don Ringo s’incrinarono di dubbio.

– Sua zia?

– Sì, sua zia, quella che lo chiamava ogni primo lunedì del mese. È stata lei a convincerlo.

– A convincerlo di cosa?

– Che doveva accettare la proposta.

– Quale proposta?

– Quella di quei tre idioti, i suoi amici “fisici”…

Marelli sbottò:

– Erano persone geniali! Titolate e con grande esperienza! Lavoravano per un laboratorio segreto…

– La zia gli disse che forse finalmente avrebbe trovato un lavoro serio.

– Loro erano persone importanti! Loro…

– Stronzate! Erano dei deficienti patentati, non sapevano quello che dicevano! Quali forze stavano per scatenare sul mondo!

– Ma loro…

– Loro si sono messi a giocare con cose di cui non sapevano quasi nulla! E tu gli hai dato ascolto. E insieme mi avete fatto…

Mercalli indicò se stesso.

-… questo!

– Come, voglio sapere come!, esclamò Don Ringo.

Mercalli sospirò.

– Che dici, Marelli, è giunto il momento di confessare?

Marelli aprì la bocca. Poi la rinchiuse. Poi deglutì e ispirò profondamente.

– D’accordo…

Ma proprio in quel momento un urlo belluino deflagrò nella sala:

– Morte al tiranno!

Il Barone era uscito dallo stato catatonico.

[CONTINUA]

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