Le Cose Nel Cielo Con I Diamanti

(Articolo apparto su Mocio Magazine n. 589 – maggio 2019)

di Bobby Orton (traduzione di O. Orazi)

Nessuno li conosceva, nessuno ne immaginava neanche l’esistenza; il segreto meglio nascosto di tutta la musica italiana: ladies and gentlemen, ecco a voi Le Cose, il nuovo fenomeno musicale degli anni Venti ancora là da venire. Fosse ancora vivo Lester, sbaverebbe dalla rabbia: gente talmente alla periferia del rock che probabilmente non li avrebbe notati neanche lui, se non fosse stato grazie al loro manager (il noto impresario anglomolisano Louis Seanside), che ad un certo punto ha avuto la grande idea di autorizzare (all’insaputa della band) l’uso di uno dei pezzi del loro primo disco per la nuova campagna della Rimmel, in cambio di una fornitura a vita dei loro migliori prodotti.

Il brano scelto per la discutibile operazione è antonioinoki, che è schizzato immediatamente in cima alle classifiche, facendo da apripista all’album “Famo i sordi”, uscito in sordina un mese e mezzo prima per l’etichetta indipendente Tiligre e che è salito rapidamente nelle classifiche degli album, per attestarsi al primo posto, risultato praticamente incredibile per un disco completamente strumentale, che supera anche i notevoli piazzamenti ottenuti dal Rondò Veneziano, lanciato dal volano di una celebre puntata di Domenica in nel 1981.

Al di là di tali esiti, significativi ma che comunque poco potrebbero avere a che fare, come spesso avviene, con l’effettiva qualità del progetto, posso dire, tout court e senza ulteriori indugi, che l’album è un assoluto capolavoro, un classico istantaneo, una pietra miliare nella musica degli ultimi sessant’anni, pari forse solo alla svolta elettrica di Dylan, alla devastante apparizione di Never Mind The Bollocks o addirittura alla pubblicazione di Rumors dei Flatwood Mac.

Cosa lo rende tale? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dall’incredibile palette sonora di eddymerckx, alle strutture oblique, tutte in 7/8, di rudolphmcleod, dalla mercuriale genialità del principale compositore del gruppo (Mercalli, n.d.r.) palese nella magmatica solveigjacobsen, al mefistofelico intreccio di chitarre di jeanlucpicard, per arrivare infine all’orgasmico suono del sassofono, uscito direttamente da una affannosa copula tra Coltrane e Hendrix, in bella evidenza su jarviscocker.

Un esordio come questo è in grado di ingenerare un fortissimo senso di vertigine, soprattutto ipotizzando quali ulteriori vertici potrà raggiungere la band nei prossimi dischi. Ma sarà effettivamente possibile replicare un risultato così immenso? Solo il tempo potrà dircelo e non ci resta che aspettare, mentre sui giradischi di tutto il mondo continuano a girare, senza sosta, i già leggendari solchi di questo straordinario album.

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